Gli incontri di Gesù nel Vangelo IX - Paolo Puliti organista

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Dove c'è musica di devozione, Dio è sempre a portata di mano con la sua presenza gentile  (J. S. Bach)

I contenuti di questa pagina sono stati scritti appositamente per me dal carissimo e indimenticabile amico
Gualtiero Sollazzi che è tornato al Padre 1l 18 luglio 2018

Il paralitico

Gesù passa fra la gente facendo del bene a tutti. Anche l’episodio che rifletteremo, dimostra quanto sia vera l’affermazione che ne fa il Vangelo.


Il Vangelo
(Gv 5, 1-9b)


1Dopo questi fatti, ricorreva una festa dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. 2A Gerusalemme, presso la porta delle Pecore, vi è una piscina, chiamata in ebraico Betzatà, con cinque portici, 3sotto i quali giaceva un grande numero di infermi, ciechi, zoppi e paralitici. [4] 5Si trovava lì un uomo che da trentotto anni era malato.  6Gesù, vedendolo giacere e sapendo che da molto tempo era così, gli disse: «Vuoi guarire?». 7Gli rispose il malato: «Signore, non ho nessuno che mi immerga nella piscina quando l'acqua si agita. Mentre infatti sto per andarvi, un altro scende prima di me».  8Gesù gli disse: «Àlzati, prendi la tua barella e cammina». 9aE all'istante quell'uomo guarì: prese la sua barella e cominciò a camminare. 9bQuel giorno però era un sabato.

Questo episodio è narrato solo da Giovanni.
Per meglio comprenderlo, esaminiamolo accuratamente.

Non ci sfugga la scelta di Gesù
C’è il Tempio con la forza del suo potere, con la sua "festa dei Giudei", con i dottori della Legge, e c’è la piscina col suo mondo sofferente.
Cristo non va al Tempio, ma sceglie il luogo dove la gente soffre.
Non dimentichiamo mai che chi vuol trovare Cristo, deve cercarLo dove l’uomo o la donna soffrono.


Dove avviene
La scena si apre con Gesù che "salì a Gerusalemme".
Arriva dalla Galilea, con tre giorni di viaggio in salita visto che fra la Galilea e Gerusalemme ci sono 900 metri di dislivello.
- Porta delle pecore: da qui passavano le pecore per i sacrifici.
La piscina, il suo nome "Betzatà" significa ‘casa della misericordia’.
– I cinque portici richiamano i 5 libri di Mosè
(Pentateutico) Anche il Tempio aveva 5 portici.
– Sotto i portici "giaceva un gran numero di infermi: ciechi, zoppi, paralitici", segno di un’umanità sofferente.

La risposta
"Signore, io non ho nessuno…"  
E’, forse, il più povero fra i poveri.
E’ solo, vede il disinteresse della gente, è ormai rassegnato.
E’ simbolo di tante persone che sono così.


Il paralitico
Uno di quei malati è un paralitico. Da 38 anni è lì. Immaginiamoci il suo animo.
Gesù sembra fargli una domanda strana:
Vuoi guarire?’  
Ma è solo una domanda di profondo rispetto.
Gesù vuole che la risposta appartenga all’uomo, non vuol imporre niente.



Quel giorno… era un sabato  
La reazione dei nemici dopo quel fatto di guarigione, è ostile.
Giudicano il gesto di Gesù una trasgressione del riposo sabbatico.
Ma Gesù è grande: mette la persona umana al di sopra della Legge.
Quelli non provano gioia di fronte al miracolo: sono volutamente ciechi.



E Gesù:  
"Alzati!", come dire: affidati a me, risorgi alla vita, perché io sono venuto a cercarti! Gesù cambia la vita a quella creatura
Il paralitico è abbracciato dalla misericordia del Signore.


Quale insegnamento per noi?

Gesù è presente dove c’è una croce. Quindi, anche la nostra.

Non ho nessuno” dice il paralitico e lo dicono in tanti anche oggi. L’esempio di Gesù che gli si mette accanto deve stimolarci. A tante persone schiacciate dal male, dalla sofferenza, basterebbe una voce di misericordia per sentirsi un po’ guarite. La nostra, per esempio.

Occorre sempre confidare che quella parola “Alzati!” detta da Gesù al paralitico, non cessa di dirla. Non l’ha detta una volta per tutte, la dice a ognuno: basta fidarsi di Lui.

Scrive un sacerdote a chi soffre

Dio, il mio Dio, è Padre che permette il tempo della fatica, il sudore del cammino ma resta al fianco del figlio finché la prova sia superata.
Amore di Dio per il suo gregge, carezza tenerissima di Padre.
Non temere figlio, oggi si apre la consolazione; comunque vada, passi di gioia o di dolore, soffi di vittoria o amarezza di sconfitta, comunque vada, il Signore è tuo pastore, nulla mancherà alla speranza, nulla sarà rischiato senza la forza del Suo braccio, la certezza della sua carezza.

Preghiamo

Gualtiero Sollazzi

(Sal 103, 1-4)

1 [...] Benedici il Signore, anima mia,
quanto è in me benedica il suo santo nome.

2
Benedici il Signore, anima mia,
non dimenticare tutti i suoi benefici.

3
Egli perdona tutte le tue colpe,
guarisce tutte le tue infermità,

4
salva dalla fossa la tua vita,
ti circonda di bontà e misericordia,
Amen

(leggi tutto il salmo 103)




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