25 aprile 2010 - Copia - Paolo Puliti organista

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Il Vangelo della domenica

25 aprile 2010

- anno C -



Gv 10,27-30
Alle mie pecore io do la vita eterna.


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In quel tempo, Gesù disse:
«Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono.
Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano.
Il Padre mio, che me le ha date, è più grande di tutti e nessuno può strapparle dalla mano del Padre.
Io e il Padre siamo una cosa sola».




Pecore e pastore. L’immagine del gregge non appare intensa, oggi, come poteva apparire ai tempi di Gesù. Ma il ‘messaggio’ sì. Il Cristo tocca il cuore nell’affermare che “le pecore” le conosce. Noi, vero gregge del Signore, non siamo ammasso, non siamo ammucchiata. Siamo conosciuti, seguiti, difesi: “Nessuno le rapirà dalla mia mano…”  Con un dono preparato: la vita eterna.
In filigrana riappare la Croce. La vita eterna è donata in forza di quella  Croce. E’ sicura, perché, come cantiamo al venerdì santo,  c’è “la santa resurrezione”.
Il Pastore buono, “bello”, dice una traduzione più appropriata, è davvero amore per tutti noi, “suo gregge che Egli pasce”.
In questo brano evangelico ci sono due verbi: “ascoltano” e “seguono”.
Sono verbi che parlano.
Ma sono racconto delle nostre scelte o rimprovero perché né ascoltiamo, né seguiamo? Un poeta tedesco, Silesius, ci aiuta a capire cosa significhi avere il Signore come pastore e guida: “Fermati, dove corri? Il cielo è in te!”





Gualtiero Sollazzi


Webmaster: Paolo Puliti Collaborazione: Federica Frediani
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