24 febbraio 2008 - Copia - Paolo Puliti organista

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Sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna.
Forma breve: Gv 4, 5-15.19b-26.39a.40-42

In quel tempo, Gesù giunse a una città della Samarìa chiamata Sicar, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: qui c’era un pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, affaticato per il viaggio, sedeva presso il pozzo. Era circa mezzogiorno. Giunge una donna samaritana ad attingere acqua.
Le dice Gesù:
«Dammi da bere».
I suoi discepoli erano andati in città a fare provvista di cibi.
Allora la donna samaritana gli dice:
«Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?».
I Giudei infatti non hanno rapporti con i Samaritani.
Gesù le risponde:
«Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: Dammi da bere!, tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva».
Gli dice la donna:
«Signore, non hai un secchio e il pozzo è profondo; da dove prendi dunque quest’acqua viva? Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede il pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo bestiame?».
Gesù le risponde:
«Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna».
«Signore – gli dice la donna –, dammi quest’acqua, perché io non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua. Vedo che tu sei un profeta! I nostri padri hanno adorato su questo monte; voi invece dite che è a Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare».
Gesù le dice:
«Credimi, donna, viene l’ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate ciò che non conoscete, noi adoriamo ciò che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. Ma viene l’ora – ed è questa – in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità: così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità».
Gli rispose la donna:
«So che deve venire il Messia, chiamato Cristo: quando egli verrà, ci annuncerà ogni cosa».
Le dice Gesù:
«Sono io, che parlo con te».
Molti Samaritani di quella città credettero in lui. E quando giunsero da lui, lo pregavano di rimanere da loro ed egli rimase là due giorni. Molti di più credettero per la sua parola e alla donna dicevano:
«Non è più per i tuoi discorsi che noi crediamo, ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo».





“… Anch’io vò cercando nell’arsura…” cantava Giosy Cento.
Nell’arsura dei giorni, della solitudine, del dolore, dell’amore, la sete si fa insopportabile.
Abbiamo bisogno di un pozzo che ci sazi, con la sua acqua limpida.
Cristo, che conosce il cuore dell’uomo, sa bene i nostri gridi dell’anima e scopre la nostra sete profonda, anche se nascosta agli occhi di altri. Ma, stranamente, sembra che sia Lui ad avere bisogno.
Chiese da bere quel giorno alla donna di Samaria, e anche a noi chiede interiormente “Dammi da bere”.
Vuol preparare quello che solo Lui può dare, chiedendoci qualcosa.
A quella donna, domandò acqua; ai  discepoli, con quelle persone affamate intorno, ordinò “di dar loro da mangiare” approfittando poi di cinque pani e due pesci di un bambino per fare il miracolo dei pani; ad un amico chiese la stanza del cenacolo, per donarci l’Eucarestia.
Insomma, vuol coinvolgerci, ed è solo amore.
Tante le profonde suggestioni di questo brano evangelico; tutte è difficile metterle dentro l’animo riflettendole: ci fermiamo alla sete, sapendo Chi è che disseta e  mette in condizione di adorare il Padre in Spirito e verità.
E’ Gesù che ci sazia: di tutto.
“…Avrete il centuplo e la vita eterna”.
Il massimo, il traguardo impossibile per un uomo con le sole sue forze.
Ma per essere saziati dalla sete di giustizia, di felicità, il Signore vuole che ci facciamo dono.
“avevo sete”….”ero nudo”…
Noi, grandissimi consumatori di acqua minerale, i primi in Europa, ci preoccupiamo dei popoli della sete, specie in Africa per soccorrerli secondo le nostre possibilità?
Diamo un po’ d’acqua che ha nome conforto, speranza,  a chi ne è privo?
Solo così, noi stessi saremo saziati dal Cristo. Certo, è d’obbligo l’umiltà.
Se come quello stolto ci diciamo: “mangia e bevi anima mia…” regnerà l’aridità nel nostro cuore, ma se con l’antico salmista riconosceremo:
“L’anima mia ha sete del Dio vivente”, il Vivente ci possederà nell’amore.
Sentiremo la verità dell’antica profezia:
“Attingerete con gioia alle fonti del Salvatore”.
Quelle “fonti” nascono sul Calvario, quando “uno dei soldati gli colpì il fianco con la lancia e subito ne uscì sangue e acqua”.
Sangue e acqua:
segno doloroso ma decisivo del Battesimo e dell’Eucarestia.
Solo Gesù è risposta alla sete degli uomini.
Solo Lui è il pozzo vero dove attingere acqua per la vita:
“Chi ha sete, venga a me e beva”.


  

                                                                                                    Gualtiero Sollazzi





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