Il Vangelo della domenica
(22 marzo 2009)
- anno B -
Gv 3,14-21
Dio ha mandato il Figlio perché il mondo si salvi per mezzo di lui.
+ In quel tempo, Gesù disse a Nicodèmo:
«Come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna.
Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio.
E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce, perché le loro opere erano malvagie. Chiunque infatti fa il male, odia la luce, e non viene alla luce perché le sue opere non vengano riprovate. Invece chi fa la verità viene verso la luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio».
La luce. Un "tema" amato da Giovanni. Il suo Vangelo si apre su Gesù "luce degli uomini". E nell'Apocalisse, ultimo libro della Bibbia, l'Apostolo contempla la santa Gerusalemme nuova, così : "La città non ha bisogno della luce del sole, né della luce della luna perché la gloria di Dio la illumina e la sua lampada è l'Agnello". Quella "città" è il Regno dei cieli, splendente della luce dell'Agnello, Cristo risorto. La luce, in Giovanni, è la verità, tutta intera, rivelata agli uomini dal Verbo fatto carne. La tenebra, al contrario, è il male del mondo, è il regno del maligno che, se accolto, diventa peccato dell'uomo.
Nicodemo, una persona onesta in ricerca, va da Gesù, ma di notte. E' per prudenza, per non dire paura. La tenebra della notte fa da sfondo a questo cercare, e sarà il Maestro che squarcia il buio dell'animo di Nicodemo aprendolo a una nuova nascita non da carne e sangue; verso una luce di verità. Ma c'è una croce, frammezzo. E' scandalo e stoltezza; per chi l'accoglierà, si aprirà al Cristo Crocefisso, potenza di Dio e sapienza di Dio.
E' Lui la "grande luce" annunziata da Isaia: "il popolo che camminava nelle tenebre vide una grande luce…"
Oggi, accecati da troppe cose, si rischia di rimanere colpevolmente abbagliati da andare fuori strada. Rischiamo di precipitare nel regno della tenebra. Mancheranno festa e gioia. C'è il Maestro, però, che assicura salvezza se rimaniamo in Lui: "Sono venuto nel mondo come luce perché chi crede in me non rimanga nelle tenebre". E Paolo, con il suo monito consolante: "Siete figli della luce e figli del giorno".
Zaccaria, infine, padre del Battista, illuminato dallo Spirito, vide da lontano, ma nitidamente, la misericordiosa missione del Cristo: verrà a visitarci dall'alto un sole che sorge per rischiarare quelli che stanno nelle tenebre e nell'ombra della morte e dirigere i nostri passi sulla via della pace".
Gualtiero Sollazzi